QUARANTESIMO PARALLELO

 

 

 

 

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Come piazzarsi davanti a una telecamera senza farsi male
La guerra di Troia non ci sarebbe stata se l’uomo avesse inventato già allora la telecamera. Dei ed eroi per rappresentare il loro carattere e le loro gesta non avrebbero avuto bisogno di battaglie e di un grande poeta per tramandarli. E forse Adamo non avrebbe addentato la mela. Nella storia dell’uomo la ricerca del successo. Parola magica, cui vengono attribuiti significati spesso negativi, soprattutto dal punto di vista sociale. Potremmo dire affermazione: mai come in questo secolo l’uomo, l’uomo comune, è tanto ansioso di realizzarsi, di manifestare la propria personalità.

La telecamera, strumento professionale entrato ormai nell’uso di tutti i giorni, non si limita ad osservarci, frugarci, spiarci. Racconta l’uomo – la donna che ha davanti: i suoi timori, la sua insicurezza, i suoi bisogni. Nudi davanti alla telecamera che acchiappa qualità e difetti, anche piccoli, invisibili. Per correggerli, per studiarli, per migliorare la qualità della presenza, ora c’è un corso dal titolo intrigante: Come piazzarsi davanti a una telecamera senza farsi male.

Condotto e curato da Giulia Fossà, media-creative, giornalista, conduttrice tv, attrice, nello spazio della Libera Università di Alcatraz, Gubbio. Un corso che interessa tutti, non solo quello sciame di giovani che aspirano a far parte del mondo delle star o si accontentano di un posto in prima fila nell’universo delle letterine, delle miss, delle veline, del popolo dei “Saremo famosi”.

Per telecamera, Giulia Fossà intende il classico provino per la TV, ma anche il convegno professionale, il colloquio di lavoro, l’intervista al Tg, l’ascesa al CdA, la partecipazione all’assemblea, e tante altre cose inconfessabili che fanno parte delle attese personali. Spesso da come ti presenti, ti manifesti nella società, può scaturire un’occasione, di lavoro, d’arte, o semplicemente di pubbliche relazioni.

Giulia Fossà nel suo corso scava nelle potenzialità, le fa emergere, le plasma. Articolato in un week-end, tocca tutti i momenti dell’apparire, quando l’apparire coincide con l’essere. Dal piacere di esibirsi, tutt’altro che proibito, alla capacità di seduzione, indispensabile per “parlare” con gli altri.
Tutti gli strumenti della comunicazione legati al corpo, all’abbigliamento, al trucco, alla libertà d’esprimersi. La comunicazione è la parola d’ordine imprescindibile della società d’oggi: la telecamera può liberare le tue energie e darti modo di conquistare la tua personalità. Indispensabile per realizzare i propri legittimi sogni o semplicemente per stare bene con se stessi.
Il corso è articolato in sessioni dal venerdì alla domenica. Non si escludono interventi su misura, personalizzati. Giulia Fossà ti insegnerà a guardarti con gli occhi degli altri, del mondo, per vederti in profondità. A curare dettagli fondamentali in un pianeta che sembra interessato soprattutto al globale, con il rischio di clonazioni infinite.
Tutte le informazioni J Alcatraz: ph. 075-9229911 info@alcatraz.it… www.alcatraz.it – www.isolagiulia.it - giuliaegiulia@tiscali.it

BUGIARDI D'ITALIA
Nel mese di agosto, a due passi dall’Abetone, montagne pistoiesi, località Le Piastre, si tiene l’annuale campionato italiano della Bugia. Una manifestazione nata nel 1966 e che potremmo definire sempreverde. La bugia, mimetizzata come una parte della verità, la verità che non si dice, l’antidoto per la verità scomoda, è sempre d’attualità. Sin dai tempi degli antichi, quando gli uomini tentavano di tutelare la loro privacy da dei, tanti, troppo intrusivi. Oggi, con parenti, amici, colleghi di lavoro, superiori, mogli, mariti, amanti, vicini di casa, è divenuta la medicina della sopravvivenza. Con qualche complicità degli psicologi, si può stilare una vera graduatoria della bugia: -piccola -grande -diplomatica -di cortesia -per autodifesa.
I bambini non devono raccontarne. In compenso vendiamo loro, poiché non debbono sapere, un mucchio di frottole. La cicogna, per secoli ha volato nel cielo della bugia. Le frottole, sono una categoria semiseria, creativa diremmo oggi, della bugia. Mentre la menzogna, parente stretta, è giudicata deplorevole. Non possiamo non pensare al naso di Pinocchio, un libro che non cessa mai di stupirci, famoso ormai quanto la Bibbia. Almeno due giornali italiani, in questi giorni, propinano ai lettori versioni riviste e corrette della celebre edizione di Collodi, e Benigni sta per proporci la sua versione cinematografica. Meno patinata di quella di Comencini, che tenne compagnia dagli schermi televisivi ai quarantenni di oggi. Un bugiardo, ci insegna Collodi, ha sempre bisogno di un grillo parlante, che rischia qualche martellata. La bugia si è evoluta, ha imparato a convivere nei salotti e fa capolino anche in qualche palazzo istituzionale. E non da oggi. Nella nostra ingenuità abbiamo sempre pensato che il grillo parlante doc dovesse essere la libera stampa, ma ahimè non è andata, e non và, sempre così. Capita talora che le bugie migliori portano il marchio di qualche testata o l’appeal di qualche faccia televisiva. Non si è bugiardi per disattenzione, ma per vocazione. E’ un mestiere difficile che deve tenere conto dei tanti possibili smascheramenti, delle vendette della realtà. Quando è ben raccontata, tornita, levigata, la bugia seduce per la sua fatale ambiguità: in politica e in diplomazia accade spesso. Sarebbe lungo e rischioso l’elenco di quelli che potremmo iscrivere d’ufficio. Ci limitiamo a deplorare la bugia di Stato: quante ne sono state dette “a fin di bene” dall’11 settembre scorso… Se per la Casa Bianca spesso è un vezzo o un diritto, capita a volte qualche incidente da Sala Ovale che mette a rischio l’inquilino più importante del mondo. Noi, in Italia, anche per rispetto a Collodi, non siamo secondi a nessuno. Tanto che fin dalla antica Roma si immaginò la Bocca della verità, oggi meta turistica che andrebbe ripristinata. Nella sua versione naturale. Un modo efficace per misurare e smascherare promesse e millanterie.

CIAMPI FERMA LA PROTESTA DI PANNELLA C’è voluto l’intervento del capo dello stato con la sua autorevole rassicurazione per fermare l’azione di Pannella deciso a proseguire lo sciopero della sete a rischio della vita., Con una telefonata nello studio di “Buona domenica” il Quirinale ha assicurato al leader radicale di essere pronto anche ad inviare un messaggio alle Camere, perché il parlamento voti i due giudici costituzionali in modo da restituire il plenum all’alta corte. Pannella chiede anche il ripristino del plenum della Camera dei deputati che ancora non ha assegnato alcuni seggi dopo le elezioni del maggio dell’anno scorso. Con la firma di 64 eurodeputati intanto è stato attivato del parlamento europeo la procedura contro l’Italia per la violazione della democrazia e dello stato di diritto. Gli esponenti radicali protestano anche contro il rifiuto del servizio pubblico di proporre il documento audio video, poco più di un minuto e mezzo, di Marco Pannella che beve le sue urine. E’ stato integralmente trasmesso, secondo i radicali, solo in un’edizione notturna del tg2.

PALLONE BIANCO PALLONE NERO
Riceviamo e pubblichiamo questo scritto di Luca Bertazzoni
Pallone bianco pallone nero di Giulia Fossà, uno speciale dedicato alle due tifoserie romane: spettacolo in campo e sugli spalti, coreografie, cori, ma anche violenza e razzismo, fenomeni più che mai presenti nell’attuale società. Due vecchie glorie del calcio romano, il giallorosso Giacomino Losi ed il bianco azzurro Bob Lovati raccontano il mondo del pallone negli anni sessanta: la genuinità di quel calcio contro il business moderno, i momenti di ironici sfottò contro gli odierni atti di teppismo, il calcio innanzitutto come gioco contro l’attuale ansia da risultato. I ricordi dei due campioni evidenziano i cambiamenti che hanno investito nel corso del tempo società di calcio, giocatori e tifoserie, fino ad affrontare argomenti scottanti come la violenza ed il razzismo negli stadi italiani, ed in particolare nelle due curve romane. Sul tema violenza sono intervenuti anche gli attuali protagonisti delle squadre capitoline: i romanisti Zago, Montella e Tommasi da una parte, ed i laziali Veron e Dino Baggio dall’altra esprimono le loro opinioni sul fenomeno in questione, fornendo il punto di vista di chi è a stretto contatto con il pianeta ultrà. Pallone bianco pallone nero rappresenta un viaggio nel mondo del calcio, con una particolare attenzione dedicata a coloro che di questo particolare universo sono i protagonisti, nel bene e nel male: i tifosi, ovvero la benzina che alimenta il calcio moderno. Il caso Mihajlovic, i “buu” allo stadio, gli incidenti di Bologna - Roma, la guerriglia prima di Roma - Liverpool: episodi, questi, che non possono lasciare indifferenti coloro che amano il cosiddetto “gioco più bello del mondo”. Il pallone nero sta pericolosamente prendendo piede nelle curve italiane, specchio fedele della società contemporanea: ed allora appare lecito domandarsi se il calcio potrà mai tornare ad essere semplicemente un gioco, un divertimento così come è stato vissuto e dipinto dai gloriosi Losi e Lovati. L’antropologo Massimo Canevacci interviene sul tema del razzismo, soffermandosi particolarmente sulla differenza fra il “tifare a favore” ed il “tifare contro” una squadra di calcio: lo studioso fornisce una suggestiva interpretazione del mondo ultrà, evidenziando aspetti sociologici inerenti all’appartenenza di gruppo ed all’identificazione nella massa. Il derby è LA gara, la partita di tutte le partite, l’evento più atteso. Ansia, timore, paura, speranza, gioia, delusione: queste le sensazioni che accompagnano l’avvenimento. Ma il derby non si gioca solamente sul campo di calcio: il derby riguarda anche e soprattutto le tifoserie, i memorabili spettacoli cromatici, la suggestività delle coreografie, il calore delle voci delle due curve. Ed in questo caso il pallone torna ad essere bianco, torna ad essere il frutto della passione, a riproporre le emozioni genuine che il calcio ha sempre dato e (speriamo) sempre darà. Domenica 29 aprile lo stadio Olimpico ospita la stracittadina romana, gara molto attesa dalle due tifoserie: alle 15.30 andrà in onda su Stream Pallone bianco pallone nero. Dopo quest’ora di immagini ognuno di noi potrà giudicare se il pallone è rimasto bianco o se le macchie nere lo stanno pericolosamente rovinando….

ASPETTANDO L'EUROPA DEL 2006
I problemi dell'allargamento a Est dell'Unione Europea al centro di un dibattito in Confindustria che é stato utile per delineare le sfide e le opportunità per l'Italia. Numerosi interventi di personaggi della Confindustria e ricercatori hanno approfondito le relazioni predisposte da alcuni istituti di analisi, quali il Centro Studi della Confindustria, il Cespi e l'Ispi. Il processo di allargamento, ha ricordato Emma Marcegaglia, ha subito un'accelerazione alla fine dello scorso decennio. Attualmente sono tredici i paesi candidati all'ingresso nell'Unione Europea e dodici stanno discutendo le condizioni del loro ingresso. Marcegaglia ha messo in luce i campi in cui c'é ancora molto da fare: le politiche migratorie, la dimensione regionale, il tema del bilancio. Obiettivo di fondo lo sviluppo basato sulla coesione. Per Daniel Gros la chiave di volta del processo di allargamento riguarda l'Euro. Il nuovo mercato finanziario pone problemi nuovi. Un mercato integrato con il quale si dovranno misurare le attuali economie. Per il ministro Rocco Cangelosi il negoziato si presenta assai complesso soprattutto per quanto riguarda il Pac, Piano Agricolo Comunitario. Con l'ingresso dei paesi centro-orientali dovrà essere ripensata la politica dei fondi strutturali e le regioni del sottosviluppo italiano rischiano di perdere notevoli opportunità. Si creeranno conflitti fra nuovi e vecchi mezzogiorni, ha osservato il professor Pier Carlo Padoan, il quale ha esaminato ipotesi di sviluppo differenziate tra gli attuali quindici paesi e la nuova comunità a ventisette. Rischia di allargarsi la forbice fra ricchi e poveri. Per Giampaolo Galli c'é un pericolo di allargamento pasticciato. Contraddizioni riguardano soprattutto la mobilità dei lavoratori: il Trattato di Shenghen allarga le frontiere ma pone nuovi e più difficili paletti esterni. Parola d'ordine della discussione: alzare la qualità dei progetti e impedire che gli aiuti comunitari strutturali si trasformino in aiuti di Stato. Per Marta Dassù occorre aumentare la consapevolezza dell'opinione pubblica europea sull'allargamento della UE. C'é un forte calo dei consensi, in Gran Bretagna, Germania e Francia. Gli ingressi tuttavia, secondo la Dassù, non saranno scioccanti per il nostro paese che dovrà fare i conti con sistemi di economie vicine al nostro. Il Presidente del Consiglio Amato, a conclusione del giro di tavolo, prima del Presidente di Confindustria, parlando a braccio ha immaginato uno scenario storico che risarcisce dopo cinquant'anni l'Italia di quella logica di Jalta, che impedì sbocchi economico commerciali nei Paesi dell'orbita sovietica. Amato ha sottolineato l'importanza di convegni come quello promosso dalla Confindustria perché l'opinione pubblica deve essere informata e sensibilizzata. Per evitare il rischio di un'Europa ingovernabile occorre muoversi con logiche asimmetriche, che riflettano i reali problemi dei paesi che entreranno a far parte dell'Unione. Ottimista Amato che prevede per l'Italia più benefici che svantaggi, ma riguardo ai fondi strutturali non ha dubbi. Occorre, dice, cambiare i criteri. D'Amato riprende una suggestione del Presidente del Consiglio: il nostro paese affronta i problemi secondo le regole del cosiddetto "decorativo italiano". D'Amato pensa che si debba superare con pragmatismo l'atteggiamento scettico degli operatori. Allargare conviene al sistema delle imprese, certo dentro un criterio di armonizzazione. Un problema reale per uno sviluppo economico é il sistema creditizio, banche e istituzioni finanziarie. La Germania costituisce un esempio: le aziende si sono più facilmente inserite dentro una struttura favorita da una penetrazione finanziaria. Ma per vincere la sfida, ha concluso il presidente di Confindustria occorre varare una politica di riequilibrio nazionale perché l'attuale divario regionale é insopportabile.

UNITA' ANNO 78 NUMERO 1
E d'improvviso torna! Accolta da brindisi e applausi. La vecchia testata esce dal freezer delle speranze, dove era stata riposta il 27 luglio 2000 dopo un crack tanto improvviso quanto ineludibile. Un'estate più lunga delle altre, attraversata da Feste de L'Unità senza L'Unità. Ora per iniziativa di una cordata di imprenditori, e la voglia di esserci di una redazione, il quotidiano fondato da Gramsci riappare. Furio Colombo e Antonio Padellaro, direttore e condirettore ci hanno messo grinta e passione, ora non nascondono la soddisfazione. Un filo di ansia c'é, ammette Furio Colombo. D'Alema e Folena, Veltroni e Mussi: tutto lo stato maggiore DS é lì in via Due Macelli III° piano. Una profonda emozione acchiappa tutti. Sembra quasi una scommessa assurda, dopo otto mesi riavere in mano quel foglio c ha accompagnato tante lotte e speranze. Fra scatti di fotografi e bignè dunque finalmente la nuova Unità. Di rosso ha accento e apostrofo. E una banda carminio che contiene una lied sintetica e efficace del fatto del giorno. La prima é per Haider. "E' una scelta di forma e di struttura", ci dice il direttore Colombo, che punta a ritrovare il suo vecchio pubblico, circa 50.000 lettori. Dovremmo dire piuttosto frequentatori di casa Unità, aggiunge Colombo che cerca di conquistare la curiosità di nuovi lettori più giovani. "E' un'aspirazione e un'ambizione", alla quale collaborano tante firme, testimonianza di un'offerta editoriale ricca di presenze. Di nomi. Tutti significativi nel panorama della cultura, dell'arte, del giornalismo. Per il condirettore Padellaro quell'apostrofo rosso, é la riscoperta di un colore oggi vietato ma mai disonorato. "E poi, - annuisce compiaciuto - non parliamo di un giornale qualsiasi, ma dell'Unità, il quotidiano che racconta il paese". Vede solo vantaggi e pochi rischi Padellaro per questa sfida dell'intelligenza critica. In tempi di afasia e conformismo, segnati da febbre elettorale. E' lontano il giorno dell'ammainabandiera. L'orgoglioso titolo a cinque colonne del numero uno é "Cento miliardi per comprare l'Italia", analisi della strategia Berlusconi. In basso una lettura in positivo dell'Italia, del lavoro, e delle finanze: "Meno disoccupati, più donne al lavoro" . La nuova Unità, 40 pagine, 300.000 copie nei primi giorni di diffusione: in via Due Macelli si appuntano le matite. A graffiare non sarà solo Staino, ma un bel gruppo di giornalisti polemisti: divisi tra rabbia e speranza.

DONNE NELLE ARTI: una lettera a Ciampi
Conclusa ad Ancona la Prima Convention nazionale Donne nelle arti promossa dal Dipartimento e la Commissione Pari Opportunità, il Ministero dei Beni e le Attività Culturali e la Regione Marche. Come, cosa, con quali difficoltà, prospettive, opportunità formative e professionali, poteri decisionali, le donne nell'arte e nella cultura del nostro Paese. Monitorare un mondo invisibile, dove anche le fonti ufficiali latitano, per fotografare realtà quotidiane e sociali delle artiste nel nostro Paese.

Il Ministro Bellillo, nella mattinata di apertura, ha domandato a chiare lettere "Perché solo tre Accademie di Belle Arti sono dirette da donne? Perché nella mostra storica sul '900 alle Gallerie del Quirinale, su 130 artisti esposti, solo 5 sono donne? Perché alla direzione artistica dei teatri stabili e nei teatri di tradizione su 52 solo 5 sono donne?".

Cultura come risorsa. Risvolto economico. Quali i sentimenti comuni a scrittrici, danzatrici, registe, attrici ed operatrici della cultura e dell'arte? E' quanto si cerca di decifrare dai risultati di un'indagine presentata da Elisa Manna, responsabile delle politiche culturali del CENSIS. Evitando il rischio di una ghettizzazione di genere. "Un evento inimmaginabile fino a poco tempo fa. Incontrarsi e confrontarsi sul piano intellettuale ed emozionale per una riflessione che dia esiti propositivi." ha poi incalzato la Manna nel suo intervento sullo stato dell'arte. Dati oscillanti e bipolari, se é vero che da un lato una mappatura generale sottolinea una presenza femminile con 690 posizioni dirigenziali, dall'altro dalle risposte delle oltre 250 protagoniste intervistate, si ricava una diffusa frustrazione, umiliazione nella rappresentazione dell'universo femminile dei media, e una necessità forte di avviare una concertazione con le istituzioni, in primis Rai ed Authority. Manca una rete, per sviluppare una nuova immagine della realtà intellettuale femminile. Interessanti i dati presentati da Laura Sabbadini direttore centrale ISTAT sulla fruizione culturale delle donne: ancora indietro rispetto al consumo maschile, se si considerano le cifre globali. Ma i numeri si ribaltano, se si esaminano con attenzione: le differenze a sfavore delle donne dipendono dalle casalinghe e dalle donne sopra i 65 anni. Universo variegato: livelli più elevati di fruizione culturale, se si escludono gli eventi sportivi, per le occupate, le dirigenti, libere professioniste, imprenditrici, impiegate e operaie, rispetto alle stesse categorie maschili. E ancora una volta le differenze di genere si accentuano con il titolo di studio e con l'età.

Si é aperta una nuova fase nel settore creativo, dopo i riti onerosi degli anni della costruzione di un'autolegittimazione. Finita la fase della lamentazione, grazie anche alle giovani, in possesso di un più alto senso del proprio lavoro, strutturato sulla base di reali acquisizioni. Così Marina Piazza, Presidente della Commissione Pari opportunità, che parla di avanzamento e di minaccia da affrontare. Gestione del mainstreaming, valorizzazione della differenza, condivisione di strumenti, costituizione di un Patto sociale, in accordo con le direttive europee.

L' ultima tavola rotonda, presieduta da Alessandra Oddi Baglioni, su tre temi specifici: la programmazione delle risorse finanziarie; Le politiche degli Enti Locali; I progetti di legge di settore. In campo rappresentanti della società civica: Raffaella Lamberti, del Centro Documentazione Donna di Bologna chiede che il lavoro e l'impegno presenti e futuri, non vengano schiacciati dall'alternanza di Poli; Giovanna Grignaffini, parlamentare, ricorda come in certi casi, il problema sia quello di far camminare norme già esistenti ma sottoutilizzate, e come la nuova sfida sia nella capacità di produzione, superato il nodo dell'accesso.

Risultato del lavoro dei cinque workshop (musica e danza, , teatro, cinema, arti visive e letteratura) una lettera al Presidente della Repubblica e cinque documenti di intenti.

2001: LE TRATTE DEGLI SCHIAVI
Schiavitù, un fenomeno che sembrava debellato nel secolo scorso, ma che fa la sua ricomparsa soprattutto nei Balcani. Il Presidente del Consiglio Giuliano Amato e il Premier Tony Blair hanno pubblicato contemporaneamente due articoli in Italia e in Gran Bretagna per ribadire il patto europeo contro la tratta delle persone. Si tratta di uomini, donne e bambini. Un affare di centinaia di miliardi l'anno, realizzato dalla criminalità organizzata dei Balcani. E contro la tratta di donne una iniziativa forte a Roma promossa dal Ministero delle Pari Opportunità, articolata in due giorni, in forma di seminario per denunciare un fenomeno non ancora sotto controllo. Un seminario nazionale di formazione per operatori e operatrici dei progetti di protezione sociale che punta a un monitoraggio di questo terribile traffico e ad una serie di interventi di carattere sociale. Nei numerosi interventi, sono stati messi in luce i risultati del lavoro delle associazioni e degli enti locali per far emergere una situazione di violenza attraverso la tratta delle donne e il commercio della prostituzione. Sono state definite azioni di protezione sociale e di tutela per i minori, contro la violenza che é esercitata con mezzi fisici e psicologici e che punta a cancellare le culture d'origine degli schiavi. Un tentativo di superare allarme e paura, per un'acccoglienza costruita sul rispetto della persona e l'eliminazione di pregiudizi e preconcetti. Scioccanti le numerose testimonianze di persone in difficoltà, vittime di sfruttamento sessuale e in moltissimi casi con gravi traumi personali.

GATES NON STOP A ROMA
Il 2001 non sarà l'anno del gambero per la net economy. La preoccupazione degli ambienti industriali é stata ridimensionata dal padre della Microsoft Bill Gates autore tra l'altro di un libro che é diventato un po' la Bibbia degli internauti, Business alla velocità del pensiero. L'incontro con l'uomo che promette di cambiare il mondo in cinque anni ha registrato in Confindustria una accoglienza d'eccezione. 2000 invitati e una folta schiera di cineoperatori e giornalisti. Net economy vuol dire giovani, ha precisato, ma non solo: perché anche l'industria tradizionale potrà avvalersi dei vantaggi della tecnologia. Net economy vuol dire anche, ha aggiunto rispondendo alle domande del Ministro Letta, venture capital, capitale di rischio, un ingrediente necessario per il rilancio dell'economia ma da non sopravvalutare. Infine, il profeta dell'hi-tech si é augurato che l'Italia svecchi il settore accademico e acceleri i tempi dell'e-governement. A chi pensava di metterlo in imbarazzo, ponendogli una domanda sulla condanna anti-trust, ha risposto esprimendo, senza battere ciglio, il suo ottimismo. L'incontro con gli industriali ha preceduto la tavola rotonda alla Conferenza Nazionale sul Lavoro, nella quale ha ribadito che il futuro si gioca sulla formazione e che il vero parametro della competitività delle imprese sarà la qualità della forza-lavoro. Se l'Italia non compirà un salto nell'istruzione informatica rischierà di farsi superare da paesi che in questo settore stanno investendo molto come India e Cina. Bill Gates, gessato blu e cravatta rossa, ha visto nella 24 ore non stop romana vip della politica e dell'economia. Al presidente di Confindustria Antonio D'Amato, Bill Gates ha regalato un Pc palmare di ultima generazione, ricevendone in cambio il volante della Ferrari F399 e, durante l'incontro al viale dell'Astronomia, una benevola e complice accoglienza. Reduce da Davos, Gates aveva iniziato il suo tour romano al Villa Taverna, ospite dell'Ambasciatore americano, alla presenza dei numeri uno dell'information technology e di qualche banchiere, ha incontrato numerosi esponenti di governo, ha concluso la sua visita con l'incontro con il Presidente della Repubblica Ciampi. La sua é una corsa contro il tempo: in ritardo ovunque, ribadisce il suo slogan dell'affermazione della rivoluzione tecnologica come chiave di accesso allo sviluppo per i più deboli e i disabili. Gates, specialista di business, ha in queste ventiquattro ore certamente intrecciato rapporti di affari: abile seminatore, tre anni fa ripartì dall'Italia con due importanti contratti, le Poste e l'Enel.

UN FARO NELLA RETE
Insolito alla Fondazione Il Faro a Roma, un centro socio-formativo che ospita per una sera i leader della rete per un incontro promosso dalla Società Unisys in occasione dei suoi cinquanta anni. Un pezzo di Old Economy, un'avventura industriale con Microsoft, la collaborazione con CiaoWeb sono il biglietto da visita di questa impresa che rivendica iniziativa sociale sulle nuove frontiere della tecnologia. L'ambiente, conferma questa vocazione con la sua storia di impegno a favore di centinaia di giovani di ogni parte del mondo: in questo momento sono 152, ma presto toccherà a un altro gruppo di giovani a lanciarsi nel mondo del lavoro nelle aree più diverse, dal settore alimentare all'artigianato, dallo sport alla cultura. Naturalmente quattro "I" fra le competenze de "Il Faro": italiano, inglese, informatica, internet. E con Susanna Agnelli che fa gli onori di casa, una Tavola Rotonda coordinata da Daniela Brancati e la partecipazione dell'amministratore delegato della Unisys Paolo Donzella, del ricercatore Enrico Finzi di Astra-Demoskopea, di Mauro Meanti per la Microsoft e Paolo Ceretti di CiaoWeb. Tutti proiettati verso l'idea di una società governata da Internet. E presto, protagonista l'utente, più informazioni e soprattutto gestione diretta delle proprie informazioni, debutto dell'era on-demand e della self-information, una vera svolta rispetto all'attuale situazione di sotto-insiemi presenti nella rete per linee parallele. Reale interattività dunque, ribadisce il demoskopo Finzi, che immagina un paese trasversalizzato anche nella politica da Internet, un commercio sostenuto e sviluppato nella rete e una prospettiva a breve, appena un anno e mezzo, di 20.000.000 di internauti. Il futuro é immaginato nel filmato di apertura da una Barbie virtuale dal nome Alfa. Capelli biondi, occhi blu, stivali rosso fuoco, il corpo di Eva Kant con la potenza sinuosa e sexy di intriganti fasce di fibre ottiche. Prototipo di tutte le forme -Visioni?- prodotte dalla nostra immaginazione in contraddizione con apparenze televisive che raccontano apocalissi ecologiche nelle Galapagos e piccole apocalissi quotidiane delle nostre città nelle ore di traffico. In questo clima di pre-visione, seguito con attenzione da un folto gruppo di uomini d'impresa, giornalisti, new manager, si inserisce alla fine la provocazione-cabaret di Teo Teocoli. Racconta le creature virtuali delle sue imitazioni, le colora con i suoi dialetti e con qualche battuta che strappa consensi e sorrisi. Il finale "sociale" é una visita gastronomica nelle sale del refettorio di questa Fondazione, dove i giovani si trasformano in cuochi, camerieri e animatori, vocazioni destinate presto a diventare professioni.

in rete: www.ilfaro.it
www.unisys.com

GATES NON STOP A ROMA
Il 2001 non sarà l'anno del gambero per la net economy. La preoccupazione degli ambienti industriali é stata ridimensionata dal padre della Microsoft Bill Gates autore tra l'altro di un libro che é diventato un po' la Bibbia degli internauti, Business alla velocità del pensiero. L'incontro con l'uomo che promette di cambiare il mondo in cinque anni ha registrato in Confindustria una accoglienza d'eccezione. 2000 invitati e una folta schiera di cineoperatori e giornalisti. Net economy vuol dire giovani, ha precisato, ma non solo: perché anche l'industria tradizionale potrà avvalersi dei vantaggi della tecnologia. Net economy vuol dire anche, ha aggiunto rispondendo alle domande del Ministro Letta, venture capital, capitale di rischio, un ingrediente necessario per il rilancio dell'economia ma da non sopravvalutare. Infine, il profeta dell'hi-tech si é augurato che l'Italia svecchi il settore accademico e acceleri i tempi dell'e-governement. A chi pensava di metterlo in imbarazzo, ponendogli una domanda sulla condanna anti-trust, ha risposto esprimendo, senza battere ciglio, il suo ottimismo. L'incontro con gli industriali ha preceduto la tavola rotonda alla Conferenza Nazionale sul Lavoro, nella quale ha ribadito che il futuro si gioca sulla formazione e che il vero parametro della competitività delle imprese sarà la qualità della forza-lavoro. Se l'Italia non compirà un salto nell'istruzione informatica rischierà di farsi superare da paesi che in questo settore stanno investendo molto come India e Cina. Bill Gates, gessato blu e cravatta rossa, ha visto nella 24 ore non stop romana vip della politica e dell'economia. Al presidente di Confindustria Antonio D'Amato, Bill Gates ha regalato un Pc palmare di ultima generazione, ricevendone in cambio il volante della Ferrari F399 e, durante l'incontro al viale dell'Astronomia, una benevola e complice accoglienza. Reduce da Davos, Gates aveva iniziato il suo tour romano al Villa Taverna, ospite dell'Ambasciatore americano, alla presenza dei numeri uno dell'information technology e di qualche banchiere, ha incontrato numerosi esponenti di governo, ha concluso la sua visita con l'incontro con il Presidente della Repubblica Ciampi. La sua é una corsa contro il tempo: in ritardo ovunque, ribadisce il suo slogan dell'affermazione della rivoluzione tecnologica come chiave di accesso allo sviluppo per i più deboli e i disabili. Gates, specialista di business, ha in queste ventiquattro ore certamente intrecciato rapporti di affari: abile seminatore, tre anni fa ripartì dall'Italia con due importanti contratti, le Poste e l'Enel.

CALCIO: ANCORA VERONA NEL MIRINO
Torna la preoccupazione del razzismo nello sport dopo le dichiarazioni del presidente del Verona Gian Battista Pastorello in un'intervista volante a Tele Ducato Parma. La frase incriminata, strappata in fretta al cellulare, diceva a proposito dell'acquisto del calciatore Mboma, in cambio di Bonazzoli "Bonazzoli é di totale proprietà del Parma e sta facendo benissimo da noi... se lo cedessi i tifosi del Verona mi metterebbero sulla graticola, se poi ci aggiungiamo che in cambio di Bonazzoli porto un calciatore di colore, non aggiungo altro, dovete trarne le conclusioni". E più avanti il presidente aggiungeva che mai avrebbe potuto sfidare la sua tifoseria. Verona non é nuova a questi episodi, anche se la situazione é più complessa di quella che appare in superficie. Il caso Marsiglia é ancora vivo nella memoria di una città che rifiuta l'etichetta di razzista. Nel '96 alcuni ultrà veronesi che contestavano il giocatore di colore Ferrier issarono un manichino nero con un cappio. Ci fu un processo e i tifosi furono assolti. Pastorello ha smentito di aver pronunciato una frase razzista, ma lo stesso giocatore del Parma Patrick Mboma in una lettera al sito Internet della squadra ha affermato testualmente "il presidente del Verona non ha fatto altro che dire la verità, quello che tutti sanno, e cioè che a Verona c'é un grave problema di razzismo. Del resto, ha concluso l'attaccante camerunense, con i buuu della curva sarebbe impossibile per me, giocatore di colore, scendere in campo.

UN FARO NELLA RETE
Insolito alla Fondazione Il Faro a Roma, un centro socio-formativo che ospita per una sera i leader della rete per un incontro promosso dalla Società Unisys in occasione dei suoi cinquanta anni. Un pezzo di Old Economy, un'avventura industriale con Microsoft, la collaborazione con CiaoWeb sono il biglietto da visita di questa impresa che rivendica iniziativa sociale sulle nuove frontiere della tecnologia. L'ambiente, conferma questa vocazione con la sua storia di impegno a favore di centinaia di giovani di ogni parte del mondo: in questo momento sono 152, ma presto toccherà a un altro gruppo di giovani a lanciarsi nel mondo del lavoro nelle aree più diverse, dal settore alimentare all'artigianato, dallo sport alla cultura. Naturalmente quattro "I" fra le competenze de "Il Faro": italiano, inglese, informatica, internet. E con Susanna Agnelli che fa gli onori di casa, una Tavola Rotonda coordinata da Daniela Brancati e la partecipazione dell'amministratore delegato della Unisys Paolo Donzella, del ricercatore Enrico Finzi di Astra-Demoskopea, di Mauro Meanti per la Microsoft e Paolo Ceretti di CiaoWeb. Tutti proiettati verso l'idea di una società governata da Internet. E presto, protagonista l'utente, più informazioni e soprattutto gestione diretta delle proprie informazioni, debutto dell'era on-demand e della self-information, una vera svolta rispetto all'attuale situazione di sotto-insiemi presenti nella rete per linee parallele. Reale interattività dunque, ribadisce il demoskopo Finzi, che immagina un paese trasversalizzato anche nella politica da Internet, un commercio sostenuto e sviluppato nella rete e una prospettiva a breve, appena un anno e mezzo, di 20.000.000 di internauti. Il futuro é immaginato nel filmato di apertura da una Barbie virtuale dal nome Alfa. Capelli biondi, occhi blu, stivali rosso fuoco, il corpo di Eva Kant con la potenza sinuosa e sexy di intriganti fasce di fibre ottiche. Prototipo di tutte le forme -Visioni?- prodotte dalla nostra immaginazione in contraddizione con apparenze televisive che raccontano apocalissi ecologiche nelle Galapagos e piccole apocalissi quotidiane delle nostre città nelle ore di traffico. In questo clima di pre-visione, seguito con attenzione da un folto gruppo di uomini d'impresa, giornalisti, new manager, si inserisce alla fine la provocazione-cabaret di Teo Teocoli. Racconta le creature virtuali delle sue imitazioni, le colora con i suoi dialetti e con qualche battuta che strappa consensi e sorrisi. Il finale "sociale" é una visita gastronomica nelle sale del refettorio di questa Fondazione, dove i giovani si trasformano in cuochi, camerieri e animatori, vocazioni destinate presto a diventare professioni.

in rete: www.ilfaro.it
www.unisys.com

PAGINE GIALLE FUTURO TV NERO
Un vero fulmine ha attraversato il cielo delle telecomunicazioni: la decisione dell'Authority che ha fermato l'operazione TMC Seat Pagine Gialle ha spiazzato ogni previsione. Il Tar dovrà dire una parola decisiva ma intanto i commissari con sei "no", un astenuto, un contrario e un assente hanno stabilito per dirla con Don Rodrigo che "questo matrimonio non s'ha da fare..." soddisfazione espressa dal Polo per il No al Terzo Polo, la sinistra esprime sconcerto. Per Telecom Italia la decisione é legittima. Decisione scandalosa per i lavoratori e i giornalisti di Telemontecarlo convocati in assemblea permanente. Ma rischiano di fare le spese di questa decisione a sorpresa i più giovani. La strategia del gruppo era puntata infatti sulla fascia di telespettatori dai dodici ai ventitré anni con un occhio in chiaro e uno in Internet. Roberto Giovalli, ex direttore di Italia Uno, al vertice dei programmi della nuova emittente stava lavorando alla sfida giovane. Svincolato dal cappio dell'Auditel, Giovalli aveva immaginato un palinsesto di intrattenimento con format tagliati sul profilo dei consumatori definiti dalle aziende di pubblicità i Big Spender. E al centro il progetto di un Grande Fratello adatto al pubblico giovane senza lacrime e amori che finiscono. Per ora, é finito solo un sogno per chi immaginava una Seat Pagine Gialle Tmc come il pendolo del nuovo sistema televisivo.

ASPIRANTI STRUZZI, STRUZZI ASPIRANTI
Veronesi, con le sue dichiarazioni all'apertura dell'anno giudiziario, ha scatenato un putiferio. Dallo scetticismo, o incredulità, dall'indignazione anche sindacale, ai richiami al senso di responsabilità, per il ruolo che ricopre, nessuno é rimasto in silenzio. Neanche i ragazzi, chiamati in causa assieme ai loro insegnanti. Quegli stessi ragazzi, che per una volta si sono trovati d'accordo con un rappresentante delle istituzioni. Che, forse non involontariamente, in una limpida domenica post-natalizia, ha dato voce a una convinzione, propria dei nostri adolescenti.

Non siate ipocriti, leggi nel loro sguardo divertito alla vista dei titoli in prima pagina. I genitori di questi studenti, come pure i loro educatori, o maestri, sono i reduci del '77 e del '68. Vogliamo dire che non sia verosimile abbiano avuto, un solo contatto, perlomeno sporadico o casuale, in tutta la loro vita di quaranta-cinquantenni ex-marxisti ex-rivoluzionari ex-rocchettari ex-universitari in rivolta ex-giovani in ogni caso, con lo spinello? Vogliamo dire che mai, "senza aspirare", come ci insegnano di la dall'Oceano, questa generazione, oggi insegnante o genitrice, ha sentito l'odore acre di un rotolino di carta informe e cicciotto?

Sabato pomeriggio, cinema di quartiere borghese. Signore cinquantenni ben vestite e di parrucchiere ridono di pancia, alle battute così inglesi e allusive de "L'erba di Grace", film cult di questo inizio millennio. E come Brenda Blethyn, protagonista della deliziosa commedia diretta da Nigel Cole, non sono vestite tardo hippy, non hanno piercing da nessuna parte del corpo, non credo soffrano di astinenze o siano alla ricerca, nella vita, di qualche forma di autoemarginazione. La sala é piena, il film sta incassando, qualche madre ha portato la figlia adolescente. E le senti parlottare.

Serve dunque, forse, una presa di coscienza. Un atto di onestà, verso quegli studenti che se da un lato, come da alcuni licei romani, ci raccontano che ormai l'hascisc é passato di moda, dall'altro, forse, potrebbero essere, invece, disponibili a un dialogo e un confronto più ampio, ma questa volta sincero, sul fronte chimico delle nuove droghe. Perché lì la faccenda si complica, mentre il rischio di sottovalutazione rimane in agguato. Condivisibile l'impegno di istituire una indagine scientifica per conoscere, con più precisione, effetti e danni di estasy e affini.

Necessario però contemporaneamente, togliere la testa da sotto la sabbia. Il ragazzo che fa uso di "pasticche" non gira con un cartello al collo. Ha nel quotidiano abitudini comportamentali assolutamente mimetizzate, non risponde nemmeno lontanamente al cliché mistificatorio, per adulti che vogliono rimanere distratti e inconsapevoli, del drogato tossicodipendente. L'estasy costa poco, é presente praticamente in ogni area adiacente una discoteca, qualche leggenda criminale l'ha erroneamente voluta non-droga, così che tutto un mondo di ragazzi altrimenti restii si é autoconvinto dell'inconsistenza del gesto.

L''estasy, sul mercato a poco prezzo, ruba il tempo di chi la assume, diventa protagonista del tuo week-end. E la cosa più stupida che si possa fare, é consentire a qualcuno, o qualcosa, di sostituirsi a noi.

TESTIMONE DIRETTO : FOGGIA NUOVA CINECITTA'
Ecco come una città del Sud si riscatta: nel giro di quattro mesi Foggia ha raggiunto il 3° ciak. A metà autunno il regista Giovanni Albanese con il suo "A.A.A. Achille" ha diretto Sergio Rubini. L'attore era impegnato nel ruolo del logopedista del piccolo Achille,affetto da balbuzie. Successivamente la città ha visto l'ingresso della troupe guidata dal regista Francisco Josè Fernandez, con il suo "Ti voglio bene Eugenio", interpretato da Giancarlo Giannini, Giuliana De Sio e Riccardo Garrone. A giorni inizieranno le riprese del film "Zana" diretto da Corrado Lannaioli, ambientato tra Puglia e Kosovo. Anche questo lavoro è una storia a sfondo sociale. Protagonisti Daniela Alviani e Daniel Mc Vicar (il bel Clark di Beautiful). Saranno Foggia e la Capitanata la Cinecittà del 21 secolo??
Viviana, 14 gennaio 2001

LE SFIDE: UN APPROCCIO DI GENERE Partono i titoli di testa, sulle immagini di Venezia e un camera car di fabbriche. "Mio padre, lo ricordo, beveva ed era violento. Con noi, e con nostra madre. Conseguenze? Certo..." e ancora "Quando ho incontrato mio marito sembrava una persona normale... poi si é scoperto.... alcolizzato.... mi picchiava". Parlano in silhouette, le testimoni, in un contrappunto di voci, prima di arrivare alle immagini di Sarajevo, dei centri di sostegno, dei corsi di formazione, delle biblioteche. Parole e immagini che sottolineano, ancora una volta, la cultura, propria del genere femminile, dell'accoglienza. Firma la regia Carlo Lizzani: "Cosa può aggiungere l'occhio di un uomo a un racconto così? Oggettività". Può darsi, ed é quello che deve aver pensato anche Alberta Basaglia, psicologa veneziana, che firma i testi di questo filmato. "LE SFIDE", venti minuti di documentario per raccontare il lavoro del Centro antiviolenza di Venezia. Presentato assieme al volume-manuale "Libertà femminile e violenza sulle donne - strumenti di lavoro per interventi con orientamenti di genere" pubblicato con il contributo del progetto Urban, quale - dichiara il Ministro per le Pari opportunità Katia Bellillo, "prima azione di una rete antiviolenza tra otto città. A cui seguirà un sito internet, un luogo virtuale in cui sarà possibile attuare lo scambio in tempo reale delle buone prassi, delle esperienze, della quotidianità del lavoro contro la violenza" . Il film non ha ancora -come troppo spesso accade se non vi é un committente in partenza- collocazione in alcun palinsesto televisivo. E questo dispiace, non solo considerando lo sforzo dell'autore, che se da un lato rivendica una particolare attenzione, da sempre nei suoi lavori cinematografici, al mondo femminile, dall'altro condivide con tanti altri registi della sua generazione una storia intensa di documentaristica. "Vita grama per il documentario oggi in Italia" denuncia Lizzani " anche in un'offerta televisiva che teoricamente ne prevederebbe". Ma dispiace anche, e soprattutto, pensare che certi temi, come ha ricordato Livia Turco, Ministro agli Affari Sociali intervenuta, si presumano ormai superati. L'attenzione dei media, spostata sul dramma minori, dimentica troppo spesso che "una donna forte e consapevole è una madre forte e consapevole, dunque con maggiore capacità di tutela del minore". Applicazione delle leggi e attenzione vigile sul fenomeno, perché chi si é battuto per ottenere norme importanti, sa quanto sia altrettanto fondamentale una giusta "pratica sociale". Secondo dati ISTAT sulle molestie, emerge che il 33% delle donne fra i 14 e i 59 anni nel corso della propria vita avrebbe ricevuto telefonate oscene, il 24% subito molestie fisiche, il 22,6% subito atti di esibizionismo mentre un ottimistico 4,2 per cento avrebbe subito ricatti sul lavoro. Secondo la stessa indagine, va ricordato anche che il 21,4 per cento delle violenze sessuali é opera di un amico, seguito in graduatoria da conoscenti, da fidanzati o ex fidanzati. Persone di cui ci si fida, a maggioranza. Problema aperto, dunque, a cui la rete vuole dare una risposta fattiva. Non solo analisi, ma pratiche concrete.

Una 72 ore ininterrotta di lettura. Intensa, faticosa, calda e partecipata. Il mondo della cultura, da Alessandro Baricco a Sandro Veronesi, passando per Chicca D' Aloia, Sergio Rubini e tanti altri ( un centinaio ) per 1434 pagine. Note incluse, che non sono però state assolutamente saltate, e a me ne è capitata una di una dozzina di pagine complicatissime. Il libro? Infinite jest il romanzo capolavoro del più geniale fra i giovani scrittori americani, David Foster Wallace per la prima volta tradotto nel mondo. Autore della traduzione, per la quale sono serviti due anni, Edoardo Nesi, scrittore. L' iniziativa si deve all' estro di Domenico Procacci, titolare di Fandango, casa di produzione cinematografica ed editrice ed ora anche animatrice dello storico locale romano Politecnico che ha ospitato l' evento. Se ne prevedono altri. Iniziativa da copiare. Bravi.

Dopo Roma, Londra. Dopo il Politecnico, la BBC. Dopo David Foster Wallace.... Harry Potter. E da Londra, otto ore di diretta radiofonica, il 26 dicembre, per la prima lettura integrale di un romanzo dell'autore più accreditato presso gli adolescenti del globo. BBC Radio 4 ha affidato alla voce dell'attore Stephen Fry il compito di incantare i giovani ascoltatori con le avventure di un giovane Harry Potter, nei panni di un apprendista stregone, in questo primo romanzo della fortunata serie dello scrittore inglese JK Rowling.

 

 

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